E-commerce, una minaccia concreta per le librerie tradizionali

E-commerce, una minaccia concreta per le librerie tradizionali

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Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita a dir poco esponenziale di Internet e di tutto ciò che gli ruota attorno, ossia telelavoro, e-commerce, digitalizzazione di determinati servizi, e così via. La crescita di questo fenomeno è stata talmente veloce e talmente forte che molti settori hanno cominciato a prepararsi a un possibile radicale cambiamento. Lo hanno fatto per esempio le case discografiche e cinematografiche, che consapevoli del fatto che il web, prima o poi, avrebbe dato un colpo netto alla vendita di dischi e dvd, hanno pensato bene di reinventarsi riorganizzando il loro modo di fare affari.

Questa dinamica ha coinvolto diversi ambiti, e altri segmenti di mercato ne verranno quasi sicuramente coinvolti nei prossimi anni. Uno degli ambiti che più di altri sta già soffrendo della crescita di Internet è quello editoriale: i libri, ma anche giornali, riviste, quotidiani e quant’altro, non stanno più vendendo come una volta, e se continuano a vendere, lo fanno non più grazie a librerie ed edicole, ma grazie soprattutto all’e-commerce.

Il problema quindi non è tanto per gli autori, quanto per i commercianti. A questo proposito SIL-Confesercenti Modena si è espressa con particolare durezza riguardo le condizioni in cui versano librai e cartolibrai, per i quali l’avvento dell’editoria digitale ha rappresentato e sta rappresentando tuttora una seria minaccia. Nella sola Modena, tanto per avere sotto mano un quadro della situazione, delle dodici librerie indipendenti che esistevano, soltanto quattro sono riuscite a rimanere in piedi, e queste quattro sono tutte rigorosamente legate a grandi gruppi. E il numero delle chiusure cresce esponenzialmente se si considerano non solo le librerie, ma anche le cartolibrerie che negli anni hanno dovuto abbassare una volta per tutte la saracinesca.

Su scala nazionale, il problema assume connotati ancor più impattanti: dal 2010 ad oggi hanno chiuso la bellezza di 300 attività circa, per lo più a conduzione familiare. Ne sono rimaste in piedi all’incirca 800. Nello stesso quinquennio, l’e-commerce ha segnato tutt’altri numeri conquistando il 14% del mercato librario (fino a cinque anni prima non andava oltre il 5,1%).

A tutto ciò bisogna aggiungerci il fatto che gli italiani non sono neppure dei grandi lettori, per cui se il mercato librario tradizionale è in sofferenza, ad appesantire la sua crisi ci si mette anche una domanda relativamente bassa. I dati ci dicono infatti che meno della metà della popolazione (il 42%) ha letto un libro nel corso del 2017, e che solo il 9% ne legge uno al mese. Ma con questi numeri, come fa allora l’e-commerce a crescere sempre più? Non dovrebbe annaspare anche lui?

Il fatto è che i colossi delle vendite online resistono grazie a sconti aggressivi, a massicce campagne di marketing e al fatto che oramai vendono ogni genere di libro, dal romanzo al testo scolastico.

I prezzi in questo caso riescono ad essere bassi per tutta una serie di ragioni, a partire dal fatto che spesso e volentieri le società che stanno dietro questi negozi online hanno sedi all’estero e quindi beneficiano di regimi fiscali agevolati (su di loro, in sostanza, non pesa l’opprimente fisco italiano così come pesa su una libreria di città). Inoltre l’e-commerce, per sua natura, non ha gli stessi costi di gestione di una struttura per così dire fisica; inoltre gli stessi editori e distributori possono contare su entrate certe e immediate da parte dei rivenditori online, al contrario di quanto avviene con le librerie tradizionali che operano in “conto vendita” o in “conto assoluto”.

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