Riforma del diritto d’autore, nulla di fatto: Parlamento Ue rinvia tutto a settembre

Riforma del diritto d’autore, nulla di fatto: Parlamento Ue rinvia tutto a settembre

copyrightIl Parlamento europeo si è spaccato a metà durante il voto sulla proposta di riforma del copyright. Favorevoli alla riforma 278 eurodeputati, contrari 318 e 31 astenuti. Con questi numeri si è conclusa la votazione che, nel caso in cui avesse avuto esito differente, avrebbe di fatto rivoluzionato le normative sul diritto d’autore in Europa. Il Parlamento europeo però ha deciso di prendersi una pausa, stoppando il tentativo e rinviando l’intera discussione a settembre, quando si tornerà ai voti nel corso della prossima sessione plenaria.

L’Associazione Italiana Editori non esulta affatto per come sono andate le cose, tant’è che per voce del suo presidente, Ricardo Franco Levi, non ha potuto far altro che parlare di “una grande occasione mancata”. “Con la votazione dell’Europarlamento – ha aggiunto Levi – non si è affermata quella che sarebbe dovuta essere la sua funzione: il web sarà così meno libero, così come lo sarà la società europea. Si tratta di una grossa sconfitta culturale, e subito dopo di una grande sconfitta politica”.

L’idea di Levi è che questa frenata sia servita per lo più alle grandi multinazionali di internet che “non vogliono assumere responsabilità di alcun tipo, né sociale, né in difesa della libertà di espressione, né legale per le violazioni del copyright degli autori europei”. La bocciatura sancita dal Parlamento Ue viene dunque vista come un’occasione mancata, perché se l’esito fosse stato opposto “avremmo avuto un miglioramento per tutta l’industria culturale”.

Secondo l’Aie “è paradossale che le grandi imprese si siano opposte alla riforma del diritto d’autore. Hanno vinto purtroppo le pressioni di chi premeva per far sì che il modello di rete continuasse ad essere costituito da pochi attori che, acquisita una posizione dominante, sfruttano questo loro potere a danno delle imprese creative, degli operatori più piccoli e anche degli stessi consumatori”. A questo punto “si apre un percorso accidentato, in quanto a settembre il Parlamento europeo dovrà mettere le mani su un nuovo testo. Faremo di tutto per evitare che il voto di oggi non finisca col compromettere l’intero processo”.

Alcuni commenti sulla votazione in questione sono stati spesi anche dalle forze politiche. Luigi Di Maio, attuale ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, nonché leader del Movimento 5 Stelle, è di tutt’altro parere rispetto a Franco Levi. “Questo – ha detto Di Maio – è un giorno importante, perché il Parlamento ha finalmente smontato l’impianto della direttiva bavaglio. E’ un chiaro segno che nessuno può permettersi di silenziare la rete e di distruggere le innate potenzialità che questa offre sia in termini di libertà di espressione che in termini di sviluppo economico”. Dello stesso avviso è il ministro dell’Interno e segretario della Lega, Matteo Salvini, che ha aggiunto: “Bavaglio alla rete e a Facebook respinto a Strasburgo, anche grazie al No netto della Lega”.

Il Partito Democratico si è invece schierato per la riforma e per voce dei suoi eurodeputati ha tenuto a precisare che le affermazioni di Di Maio e Salvini sono tutte “falsità”: al vaglio dell’Europa non c’era alcun tipo di bagaglio, a detta dei parlamentari dem.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi